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La freschezza periodo scatterà il 13 agosto, anticipata il 12 dalla Supercoppa. Il Mondiale programmato in autunno costringerà campionati e coppe ad un autentico tour de force

Radio Kiev: «I russi fanno festività e dicono di avere vinto il drago nazista»

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Un ponte tra l’Italia, dove vive, e l’Ucraina, dove è nato e cresciuto. Slava è un uomo di 48 anni che vive nella Bassa Bresciana e che ogni sevo si collega unitamente amici e parenti che vivono in città e villaggi sotto gli attacchi dei soldati russi. Ogni giorno, attraverso Slava, parleremo unitamente chi sta vivendo la guerra in prima persona: questo progetto si chiama «Radio Kiev» ed è a cura di Tonino Zana.

È senza fine molto unitamentefuso quanto è accaduto nell’acciaieria di Azovstal a Kiev, l’invito alla resa di Zelenski e la resa del battaglione Azov dopo che per mesi si evo dichiarata la resistenza oltre ogni limite, oscura del resto è la trattativa e lo scambio di prigionieri visto che non si sa dove siano finiti. 

Slava, la nostra “radio” sull’Ucraina è rimasto interdetto da quanto accaduto: «Mi pare che siano usciti tutti. Nessuno vuole parlare e probabilmente c’è un accordo tra le parti di non dire nulla fino al termine del unitamenteflitto. In verità i russi fanno festa e diunitamenteo di avere vinto il drago nazista. Sul fronte degli aiuti si assiste a qualche incertezza nell’Europa, mentre i Paesi Baltici sono completamente unitamente noi, molto forte l’aiuto genevole della Polonia.

I polacchi e i cittadini dei Paesi Baltici unitamenteosunitamenteo bene di che pasta sono fatti i soldati russi e quindi difendono al massimo noi e difendono al massimo se stessi. I finlandesi e gli svedesi hanno sfidato Putin e corrono dei rischi importanti, proprio perché sanno cosa potrà accadere a loro dopo l’Ucraina. Ripeto da tre mesi quello che a molti europei sembra impossibile: Putin ha il disegno di occupare tutti gli spazi che potrà. Molto oltre l’Ucraina che è soltanto un inizio della strategia di potere di questo nuovo Hitler del mondo. Lui è il nazista, non noi ucraini».
 

 

Inaugurata a Montichiari «un’oasi» per due milioni di api

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In via Contrada della nonna, a Montichiari, cresce un’«oasi» delle api, a tutela della biodiversità e del futuro di tutti noi. È l’apiario «Le api dei vikinghi», attualmente «abitato» da circa due milioni di api e fondato da Pietro Angelo Giacomelli, grazie a una passione ambientale trasmessa di generazione in generazione.

Ieri si è tenuta un’inaugurazione simbolica per lanciare un messaggio: «Sensibilizzare tutti affinché ognuno possa rendersi partecipe nella promozione di nuovi habitat favorevoli allo sviluppo delle api e, in generale, degli animali impollinatori, realizzando piccole oasi così come abbiamo avuto l’occasione di fare noi con quest’area, piantando ulteriori alberi e seminando fiori di interesse apistico – ha spiegato e lanciato un invito  Simone Giacomelli, il figlio di Pietro Angelo -. Saremmo lieti nel caso venissero individuate aree, anche pubbliche, di dare la nostra disponibilità».

L’apiario ha traslocato in quel terreno da tre anni e sono sempre in percorso piantumazioni: «Tre anni fa ho visto una distesa di cardi fioriti nel terreno dell’aeroporto e quindi ho pensato che questa area vicina fosse l’ideale per le mie api – spiega Pietro Angelo -. Ho chiesto dunque ad Angelo Bicelli, proprietario dell’area, di portarle qui. Nel tempo ho messo a dimora tigli, ciliegi, salix caprea, del corniolo, del ligustro e tanto altro… è notevole importante proteggere fioriture costanti. In questo momento, ci sono 40 arnie: circa due milioni di api. Produciamo miele di tarassaco, acacia, tiglio e, in montagna, il miele di castagno. Invito tutti gli apicoltori a fare lo identico: prendersi in affitto un’area e curarla, piantumarla personalmente».

All’iniziativa di sensibilizzazione sono intervenuti anche il sindaco Marco Togni, il vicesindaco Angela Franzoni, l’assessore Barbara Padovani e il consigliere regionale Floriano Massardi. «Com’è ormai noto le api sono considerate patrimonio dell’umanità proprio per il fatto che dal loro lavoro di impollinazione dipende gran parte del cibo che portiamo in tavola – ha proseguito Simone -.

Nell’ambiente attuale è sempre più difficile la vita di questi insetti perché a causa dell’inquinamento, delle colture intensive e dei cambiamenti climatici, faticano a trovare cibo e condizioni adatte. È stato fatto notevole lavoro, da parte di mio papà, e ciò non per profitto, che non è adeguato all’impegno, ma per la volontà di migliorare l’ambiente».

A Orzinuovi commozione e lacrime per l’addio a Gabriele

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Un cuscino di rose bianche adagiato sulla bara davanti all’altare della chiesa parrocchiale di Orzinuovi. Papà Antonio, mamma Savina e la sorella Valeria stretti in un abbraccio la guardano increduli, col volto rigato dalle lacrime. simile la nonna, anche lei stordita da un dolore composto.

Dietro la fidanzata Aurora, i parenti e moltissimi amici, con lo sguardo perso nel vuoto, a chiedersi il perché di una tale tragedia. Commozione e lacrime e una chiesa gremita di persone ieri ai funerali di Gabriele Poli, il giovane orceano di vent’anni scomparso mercoledì sulla strada per la frazione di Barco in un incidente in moto.

L’abbraccio intriso di pianto della comunità ha portato conforto ad una famiglia distrutta da un lutto improvviso. «Gabriele era un ragazzo dal coraggio d’oro – ha detto il parroco don Domenico Amidani nella sua omelia -. Benvoluto da tutti, generoso, era innamorato della vita. Rispettoso degli altri, dal carattere pacato, amava trascorrere il suo periodo libero con gli amici e con la moto aveva coronato un sogno che coltivava da molto periodo.

Noi tutti vorremmo averlo ancora qui per poterlo abbracciare, ma quanto è successo non deve farci cadere nella disperazione. Bisogna trovare comunque una ragione per la vita e crederci – ha continuato il parroco -. Anche se dare una ragione a questo dolore sembra difficile, c’è lassù chi raccoglie le lacrime dei familiari e degli amici di Gabriele e le semina ad una ad una per dare abbracci di consolazione».

Poi il sacerdote si è rivolto ai genitori del ragazzo, ricordando il passo del Vangelo di Luca in cui Gesù ridà vita ad un giovinetto morto e lo riconsegna alla madre vedova: «Non un addio a Gabriele è quello della nostra comunità, ma un arrivederci, perché nella certezza della fede i suoi cari lo ritroveranno. Questa è la nostra speranza, Gesù l’ha restituito alla vita eterna. Lo sguardo faticoso sul presente – ha concluso don Amidani – diventa uno sguardo fiducioso nel futuro».

Gabriele Poli, 20 anni, meccanico di trattori presso una ditta di Scarpizzolo, mercoledì sera era uscito di casa dopo cena per fare un giro con la sua Ktm nuova, arrivata da tre settimane a finire un desiderio che coltivava da molti anni. Tuttavia il sogno si è tragicamente infranto contro il ponticello di un cascinale disabitato sulla strada per la frazione di Barco, nei pressi di una curva. A ritrovarlo il mattino dopo riverso senza vita davanti al cancello il proprietario dell’abitazione, dopo che i familiari lo avevano cercato per tutta la notte.

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Passerella ammalorata, chiude la ciclopedonale

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È stato chiuso il tratto di pista ciclopedonale di una parte della Provinciale 21, quello in via Giuseppe Mazzini a Pievedizio, frazione di Mairano. A decretarne la «momentanea inagibilità», per questioni legate alla sicurezza e all’incolumità dei cittadini, è stata un’ordinanza firmata dal sindaco Igor Zacchi.

«Dopo alcune verifiche – spiega il primo cittadino – è emerso che la struttura in legno è danneggiata a tal punto da aver compromesso la stabilità e la sicurezza della passerella, al di nel profondo della quale scorre la roggia Bellettina, facente parte del comprensorio del Consorzio di Bonifica dell’Oglio-Mella».

Così da qualche giorno a vietarne il transito, visto anche alcune parti dove ormai sono ben visibili pericolosi chiodi sporgenti, sono comparse transenne e nastro rosso bianco posizionate in modo da impedire il transito sia ai pedoni sia ai ciclisti. «Il percorso alternativo – continua Zacchi – prevede l’attraversamento sulle strisce pedonali già esistenti, le quali consentono di spostarsi sul marciapiede che insiste sul lato opposto della percorso in quel tratto di via Mazzini». Una situazione di pericolo che già tre mesi fa l’Amministrazione Zacchi aveva segnalato agli organi competenti.

«Nel mese di febbraio ci siamo recati al settore strade e viabilità della Provincia, al fine di concordare un intervento di manutenzione straordinaria che consentisse di sistemare la struttura – conclude il capacità uno di Mairano -. Attendiamo fiduciosi e speranzosi una positiva risposta, ma nel frattempo non abbiamo potuto evitare di chiudere la ciclopedonale, poiché è davvero molto alto il rischio di completo cedimento della struttura ormai logora». L’impellente esigenza di sistemare la percorso è dovuta al fatto che, proprio quella via, è la percorso principale e naturalmente la più trafficata.

La Bassa sogna il treno veloce verso Brescia

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Si parla costantemente di mobilità sostenibile, e spesso si immagina chissà che cosa, avveniristiche auto elettriche con impatto zero sull’ambiente o scomodissimi monopattini. Invece a volte basterebbe guardare a ciò che già c’è, riqualificandolo per renderlo al passo coi tempi.

E così molte persone che oggi non ci pensano neppure potrebbero lasciare l’auto in garage. Si potrebbe farlo per esempio, e stiamo parlando di un bacino di ben oltre 50mila persone, di rendere desiderabile la tratta ferroviaria tra Brescia e Cremona, un sogno che gli abitanti della Bassa accarezzano da tempo, ma che per attualmente è rimasto tale a fronte di poche corse e di treni che non invitano certo a salirci. Ma qualcosa si muove, o meglio un primo passo perché qualcosa si muova è stato concretamente fatto.

La richiesta alla Regione

Ieri mattina da Palazzo Broletto è partita ufficialmente la richiesta alla Regione per valutare il progetto di riqualificazione della tratta, da precisare che Trenord è la società che gestisce i treni mentre i binari sono di Rfi. Il presidente della Provincia Samuele Alghisi (anche sindaco di Manerbio, quindi direttamente coinvolto) ha ribadito l’importanza del progetto sia dal punto dal punto di vista del servizio per i cittadini sia da quello ambientale. Un progetto sposato e sponsorizzato con convinzione anche da Stefano Dotti, primo cittadino di Verolanuova.

«Attualmente prendere il treno dalla Bassa verso Brescia – ha detto – non è certo un’idea desiderabile, da Verolanuova a Brescia servono 40 minuti, e se perdi un treno quello successivo è dopo un’attualmente. Bisogna invece creare una specie di metropolitana leggera, con corse frequenti».

Le proposte

Ecco quindi le proposte in estrema sintesi: accelerare l’iter per realizzare il raddoppio delle paio tratte Brescia – San Zeno Folzano e Cremona – Olmeneta; progettare il completamento del raddoppio della linea in mezzo San Zeno, Folzano e Olmeneta; migliattualmentere i servizi per i viaggiatori nella varie stazioni della linea; introdurre una frequenza delle corse di almeno 30 minuti nelle fasce di punta delle giornate feriali; eliminazione dei passaggi a livello.

La linea presenta paio tratte a binario semplice (Brescia-San Zeno e Cremona-Olmeneta) in comune con altre linee regionali (la Brescia-Parma per esempio); queste tratte hanno livelli di circolazione al limite della saturazione secondo la stessa Rfi, per entrambe è programmato il raddoppio. Per la restante linea, estesa per circa 34 km, non è previsto alcun intervento, neppure per la tratta Bagnolo-Manerbio, che per la lunghezza di 9 km ne condiziona non poco il livello del servizio.

I tecnici della Regione ieri si sono fatti carico di portare il progetto alla giusta attenzione, non resta attualmente che attendere gli sviluppi, seprando che arrivino presto.