ecco cos’è l’epidemia di sinciziale che ha colpito baby Ferragnez

I numeri del virus respiratorio sinciziale – Le infezioni da virus sinciziale (RSV), responsabile di circa il 5% dei decessi nei bambini sotto i 5 anni in tutto il mondo, con la pandemia Covid erano scese ai minimi storici, ma poi hanno iniziato a salire ad aprile 2021, anche per via di un accumulo di neonati suscettibili. I picchi fuori stagione, ovvero intorno ad aprile 2021, stando ai dati pubblicati su Nature, sono stati osservati in Usa, Sud Africa, Giappone, Australia e Paesi Bassi.

 

In queste settimane la situazione in Italia è diventata allarmante. A Padova sono 16 i piccoli ricoverati, di cui 4 intubati in rianimazione, al Policlinico Umberto I di Roma 10 i ricoverati, di cui 2, di appena un mese di vita, in terapia intensiva, ma anche nelle altre regioni la situazione è analoga.

 

“Questo è un virus sottovalutato – ricorda Fabio Midulla, presidente della Società Italiana per le Malattie Respiratorie Infantili (Simri) – e per il quale ancora non abbiamo vaccini approvati. Nei bambini più grandi e negli adulti si risolve con sintomi lievi, come rinofaringite, febbre o tosse. Negli anziani può riacutizzare Bpco, portare polmonite interstiziale, provocare aggravamenti di malattie respiratorie. Nei più piccoli bronchiti asmatiche e nei lattanti bronchioliti, anche in forme gravi, che richiedono la terapia intensiva. La prima preoccupazione è che circoli con varianti nuove. La seconda è che, visto che per quasi due anni non è circolato, le mamme in gravidanza non hanno anticorpi da trasmettere ai neonati”.

 

L’epidemia è arrivata con due mesi di anticipo, – aggiunge Midulla all’agenzia di stampa Adnkronos. – Ce lo aspettavamo, perché, non appena le misure anti-Covid sono state allentate, i fratellini più grandi sono tornati all’asilo o a scuola, e con una popolazione senza anticorpi il virus ha cominciato a circolare, subito e in anticipo rispetto al solito, e sta dando forme gravi nei piccolissimi”.

 

“Il rischio di morte, a differenza dei Paesi in via di sviluppo, da noi è molto basso, ma il virus può lasciare danni permanenti, a partire dallo sviluppo di asma da grandi, che si verifica nel 50% dei casi. E dire che basterebbe seguire, sempre, semplici regole di igiene“, conclude lo specialista.

 

Il suo augurio, infatti, è che il Covid abbia insegnato, per esempio, la buona norma che “non si torna in comunità appena ci si sfebbra, ma che si resta alcuni giorni in convalescenza”.

 

L’iter del vaccino – Contro il virus respiratorio sinciziale, dunque, non esiste vaccino. Di recente, però, Pfizer ha annunciato attraverso Valentina Marino, chief Medical Officer di Pfizer Italia, di avere in corso uno studio in fase 3 e di aver “ricevuto una procedura di approvazione accelerata negli Stati Uniti dall’Fda per un vaccino contro il virus respiratorio sinciziale, che è anche uno dei più frequenti motivi di uso improprio di antibiotici durante i mesi invernali”.

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